Bio

Pugliese d’origine si trasferisce a Roma nel 2001 per poi laurearsi in Architettura.
Se all’origine della sua formazione vi è un’attenzione verso i corpi e l’anatomia umana, approfondita durante i primi studi di pittura, con l’ingresso alla Facoltà d’Architettura entra a far parte della sua riflessione anche il paesaggio, la costruzione. Non un’antitesi irrisolta tra natura e artificio, anzi: come riporta Lorenzo Tunesi ne “Le città di Linda Aquaro”, si tratta di “scomposizioni architettoniche dal sapore antropomorfo e anatomie destrutturate dalla forte connotazione architettonica”.

La passione per il disegno e la pittura la porta ad esplorare nuove tecniche, sperimentando anche commistioni e interazioni tra esse, e linguaggi più contemporanei, come il disegno e la pittura digitale, pur mantenendo in parallelo anche l’attività di architetto.

Nel 2011 si approccia all’incisione, dopo un fortunato incontro con la maestra Gina Marziale e con Gianni Vernì, con il quale, insieme a Viviana Del Carpio fonda “Officine Incisorie”, associazione dedita alla promozione dell’arte calcografica in Italia e all’estero.

Negli ultimi anni, due sono le ricerche che più hanno impegnato l’artista. La prima è “Altrove”, una riflessione che parte dall’attenzione per i volti umani e conduce a un discorso di contaminazione con elementi del paesaggio o semplicemente con lo sguardo e la memoria di chi guarda, in cui i lineamenti, le rughe, le imperfezioni anatomiche si sublimano e diventano simbolo, puro tratto esposto a qualsiasi interazione con l’occhio e l’immaginazione. La seconda è “Quel che resta del cielo”, insieme di opere realizzate con svariate tecniche (olio, pastelli, monotipo, cianotipia): una descrizione di luoghi e città italiane raccontate attraverso i loro “negativi celesti”.

La sua dimensione artistica, è innanzitutto quella dell’artigiano, incentrata sul saper fare, sul gesto che diventa atto essenziale di una serie di processi e procedimenti ben eseguiti (come nella stampa calcografica e nella cianotipia). Dimensione questa che induce l’osservatore a interfacciarsi con la genesi delle sue opere sia che si tratti di volti umani, grovigli di strade, porzioni di cielo ritagliate da sagome urbane.